Alessandro D'Angelo
La mostra fotografica e le parole dentro.

La figura è retorica, l’immagine sintesi, la storia è sorpresa e più spesso ancora meraviglia. Realtà e immaginazione sembrano non conoscere linee di confine e si presentano così come scatto di un non luogo. Senza tempo eppure carico di memorie. C’è qualcosa di antropologico nella ricerca stilistica di questo giovane fotografo che condensa nelle immagini il resto del mondo che lo circonda, con il suo carattere immaginifico. Il suo lavoro procede sempre, alla ricerca, delle trame affettive ed emotive intercorrenti fra i dettagli sorpresi dall’obiettivo. Dove sono proprio i dettagli a divenire pretesto per costruzioni simboliche e narrative. L’immagine finale è il risultato e somiglia a quella pausa di riflessione che rimane fra la memoria di quello che è stato e l’apnea di quello che sarebbe potuto essere. Non coincidono questi due stati, uno reale e l’altro ideale, eppure si sovrappongono, in un intervallo di tempo brevissimo, illuminandosi dei reciproci contrasti.

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La mostra fotografica e le parole dentro.
Ci sono pensieri che si raccontano a parole e parole che rimangono solo nei nostri pensieri. Ci sono momenti, sensazioni e ricordi che si tramandano in racconti. Ci sono persino pensieri trasformati in immagini e desideri, raccolti qua e là fra le pieghe del tempo. Esiste però anche un altro tipo di narrazione forse più decisa e persino feroce, violenta, non nel risultato prodotto, ma nella pratica dell’azione con cui è espressa. L’incisione o meglio l’impressione. L’ago che imprime sulla pelle il colore. Il colore che segue il flusso delle idee dell’impresso e diventa carne. Ci sono molti modi di raccontare se stessi, le immagini, i desideri, i rimpianti, il “malecaduto”, la vita e pure qualche volta la morte. Ci sono modi per marchiare la carne con i sentieri dell’anima e con la strada sbagliata. Con le occasioni perse e le tacche, che dal cuore passano alla pelle. Quando si tratta del nostro corpo, il significato dei simboli non può essere interpretato con la semplice intuizione, ma va cercato nell'inconscio. Ci sono maniere diversamente espresse che raccontano, ma solo una si seppellisce con te, che diventa io, tu e lei in un unicum di carne e inchiostro.Gli scritti sulla pelle, la mostra fotografica e le parole dentro.Ho scritto sulla pelle perché ho il mare che si muove dentro, sono l’andata e il ritorno, la gioia piena e quella vuota. L’Ama Festivalospita per questa sua seconda edizione un approfondimento dedicato al tatuaggio di ieri e oggi. Un viaggio fisico e onirico che ci riporta all’obiettivo primario di raccontare e indagare l’anima, che per questa edizione è,impressa sulla pelle.

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